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Strani attrattori (estratti)

METAMORFOSI N. 89, di Don Webb

Il centauro morente prova a confondermi, suscitando un incantesimo dal suo stesso sangue. Un trucco che era vecchio già ai tempi della mia bisnonna. E io mi limito a sorridere quando lui sbuffa fuori pezzi di polmone: i polmoni sono strapazzati ben bene... la pallottola calibro 30.06 è entrata appena a sinistra dello sterno. Sono pure gialli. Probabilmente fumava; magari le sigarette le comprava in un Seven-Eleven, anche se io nel mio negozio uno così non lo farei entrare. Però al mondo ce n’è, di roba strana. Altri tre rantoli ed è finita. Jake lo prende per le zampe di dietro, io per quelle davanti e assieme trasciniamo il corpo dal querceto fino al furgone. Peserà come minimo 800 libbre. Speriamo che l’argano lo regga. 800 libbre a cinquanta centesimi l’una diviso per due fanno 200 dollari, meno 35 per la licenza e 10 o 20 per la benzina e le munizioni: non c’è male per una mattinata di lavoro.

Jake osserva che per giapponesi e francesi la carne di centauro è una leccornia. Ancora un po’ e mi si rivolta lo stomaco, con il maledetto odore del sangue che abbiamo ancora nel naso. Prova a trascinare questo bestione in Giappone, allora, dico io. Ci mettiamo a ridere tutti e due, e poi ci sdraiamo un momento a prendere fiato: almeno da qui si vede il camion. Chevy 10 bianco, personalizzato. Che cos’abbia di personalizzato non si sa. Jake mi allunga del Wintergreen Skoal. Ne arraffo solo una presa. Non sono mai andato matto per il wintergreen: mi ricorda quella medicina rosa che si prende per la diarrea.

Timidamente chiedo a Jake se vuole lui la testa. No, risponde con un sorriso, prendila tu. Penso farà bella figura sopra il camino. Mildred è capacissima di mettersi a starnazzare: faccia pure, non sa quanto sia pericoloso ammazzare queste bestie. Molte di loro hanno cerbottane con aghi avvelenati e sono alleate con i satiri. Naturalmente mi sono informato all’associazione cacciatori del posto, e non dovrebbero esserci satiri nei Balcones Woods. Altrimenti quando hai sentito i flauti sei spacciato.

Ne vidi uno tempo fa all’ospedale militare. Uno di quelli che hanno sentito i flauti. Non faceva che andare avanti e indietro con lo sguardo fisso, e a volte finiva diritto contro un muro. Cervello in pappa.

Jake si scrolla, io mi scrollo e riprendiamo a trascinare il corpo. Quello raccoglie un mucchio di foglie e di spine, con il pelo, ma l’imbalsamatore saprà come sistemarlo. Sarà meglio che faccia dissanguare la testa a quelli del cibo per cani dopo averla tagliata. Sono contento di aver abbattuto – almeno credo che il proiettile sia stato il mio e non quello di Jake – un maschio. Il guardiacaccia ti fa il culo se prendi una femmina. Comincio a credere che questo fesso ne pesi 900, di libbre. Mi fanno male i polpacci e ho un dolore al fianco sinistro proprio sotto il cuore. Devo essere stato io. Jake non centrerebbe una casa.

Ci lasciamo indietro il querceto, e da lì è più facile procedere nell’erba alta. Jake ha del sangue addosso. Ci fermiamo a pulirlo con un fazzolettino poi lui lo butta via. Il sangue è veleno se mischiato con il sudore o con la saliva, a meno che non si prenda della mandragora. Nella mia valigetta del pronto soccorso ho delle gocce di atropina, ma da bravo asino l’ho lasciata sul tavolo del soggiorno. Ne chiederò un paio da Alpo, giusto nel caso. Con atropina e birra puoi prenderti una sbronza con i fiocchi. Mi sono dimenticato anche la cazzo di birra.

Jake mi chiede se pagano in contanti o con un assegno. Non ho mai fatto affari con questa gente, ma la fabbrica vicino Plainview paga in contanti. L’erba è ancora umida di rugiada, e adesso la carcassa scivola via facile. Si è fatto un po’ più caldo, da quando abbiamo ammazzato quest’affare. Ci sono un paio di mosconi neri che ci seguono zzzzz zzzzzzzzzzzzzzzzz (tac) gesù cristo come fa uno a schiacciarsi una mosca in quel modo proprio sulla camicia. Mi stanno venendo i cinque minuti fra sangue e mosca spiaccicata e quest’accidente di tabacco wintergreen. E quello non si pulisce nemmeno. Che maiale.

Finalmente al camion. Jake mette in moto, e il piccolo compressore di dietro comincia a sibilare. Fisso il gancio proprio nella giuntura fra la zampa anteriore sinistra e il corpo. Certo che spiace dover strappare quella bellissima pelliccia da appaloosa, ma Mildred non la vuole e la vecchia di Jake non sa neanche che lui è a caccia. Jake fa partire l’argano. Poi, salta dietro e afferra il centauro per le spalle, io lo spingo per il culo e giuro che è una cosa schifosa perché quando gli abbiamo sparato quello ha vuotato gli intestini. La maggior parte della merda s’è asciugata sull’erba. Diamine se non sarò contento di farmi una doccia. Io spingo e Jake tira e il compressore fa un suono come stesse per scoppiare qualcosa e il cuore mi suona come stesse per scoppiare e le zzzzzzzmoschezzzzz zzzsonozzz tornatezz zzzstavolta zzzzzinzzzz zzseizzzzz e alla fine lo piazziamo sul furgone.

Il furgone si abbassa di parecchio sulle sospensioni. Deve pesare 1000 libbre, quel coso.

Jake spegne il compressore. Mi allontano dallo zzzzz e ho un affanno del diavolo. Giuro a me stesso che quest’anno inizierò quel corso di aerobica su cui Mildred insiste tanto. Sputo il tabacco.

Jake va su. Prende un thermos dalla cabina. Mi offre una tazza di caffè e io mi ci sciacquo la bocca. Scotta ma è buono. Risputo il caffè e me ne verso una tazza da bere.

Anche Jake ne prende una. Sarà una giornata calda. Ci scrolliamo; tutt’e due vogliamo portare il corpo da Alpo prima che cominci a puzzare. Saliamo in cabina. Guido io. Accendo l’aria condizionata e tiro su i finestrini. Jake srotola la cartina. Farà il navigatore.

Visto che le sospensioni sono così a terra devo prenderla piano piano, quella strada bastarda. E anche così grattiamo due o tre volte con il fondo prima ancora di arrivare al guado del fiume. Sarebbe un altro bel morso ai miei guadagni, se mi toccasse pagare anche una coppa dell’olio nuova. Quell’accidente di Jake non si offrirà di pagarne nemmeno la metà. Non ha mollato un centesimo per la benzina. Credo che quando sarà ora di fare il pieno al camion mi accosterò tranquillamente al distributore e dirò: tocca a te ciccio, e senza storie. Magari così pagherà.

Ci buttiamo nel guado. Riesco a vedere le trote maculate nella corrente. Sono venuto qua l’altr’anno a pescare e col cavolo che ne ho visto una. Manca più o meno un miglio all’autostrada. Jake se ne sta tranquillo già da un po’.

Mi volto. È bianco come un lenzuolo e ha la fronte gonfia in modo impressionante Oh gesù gli è entrato del sangue dentro. Doveva essere su quel maledetto tabacco. Sembra sul punto di vomitare. Fermo il furgone. Scendo e vado dalla sua parte. Apro lo sportello e neanche a dirlo lui mi vomita proprio sulle scarpe.

Forza amico! Lo accompagno al torrente, lo pulisco e gli faccio un impacco freddo. Lo faccio sedere all’ombra di un cedro. Gli dico di riposarsi. Gli troverò un paio di aspirine e andrò al casotto del guardiacaccia a chiedere un po’ d’estratto di mandragora. Mi fa appena un cenno d’assenso.

Mentre torno al furgone sento che i suoi vestiti si strappano. Faccio dietrofront. Dalla fronte gonfia gli spunta già un corno.

Metto in moto il maledetto furgone più alla svelta che posso. Racconto al guardiacaccia la faccenda di Jake, e lui mi fa la predica sull’Equilibrio della Natura. Alpo non ha ancora aperto ma il supermercato sì. Vado a farmi otto o nove birre e poi chiamerò Mildred.

 

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