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I Soprano e gli altri (estratti)

"Eccezioni seriali, eroi post-etici nel tempo del terrore" di Hamilton Carroll

La “Guerra al Terrore” ha offerto all'amministrazione Bush la motivazione per realizzare, a livello sia interno sia globale, una serie di progetti che preesistono agli eventi dai quali fingono di scaturire. Il serial 24 , la cui produzione preesiste anch'essa all'11 settembre, serve da matrice per elaborare queste interconnessioni e differenze. Approfondire il rapporto fra soggettività neoliberale, sovranità e maschilità rende visibili continuità e fratture, e consente un'interpretazione più sfumata, non solo dei nessi tra il progetto nazionalista della “Guerra al Terrore” e gli imperativi di mercato del neoliberismo, ma anche di quelli tra la produzione culturale e ciò che Giorgio Agamben chiama “la cultura politica dell'Occidente”. 24 situa le azioni dell'eroe e protagonista in rapporto alle complesse trasformazioni della sovranità e della cittadinanza nell'epoca del neoliberismo e della “Guerra al Terrore”.

Dentro e fuori la legge
In tutte le stagioni della serie, il rapporto di Jack Bauer con la Ctu (Counter Terrorist Unit, l'immaginaria unità antiterrorismo di cui fa parte) è pieno di complicazioni: Bauer è spesso sospeso, messo sotto inchiesta, nascosto, sotto copertura, prigioniero. A un tempo funzionario statale - in quanto impiegato della Ctu - e agente deviato, Bauer abita una posizione liminale rispetto al sistema legale: è il suo stare contemporaneamente dentro e fuori rispetto alla legge che gli permette di ottenere risultati. Pur mettendosi al passo coi tempi dello stato neoliberale, le storie di eroica invincibilità americana narrate da 24 si basano su immagini dell'eroismo e del valore quanto mai tradizionali e diffuse. Nella figura di Jack Bauer, 24 illustra le trasformazioni della cittadinanza negli Stati Uniti post-11 settembre, e le collega ai modelli tradizionali dell'eccezionalismo americano e dell'azione eroica, rendendo così leggibili - e quel che più importa, accettabili - le trasformazioni di cui è indice: 24 rende normali le azioni dell'amministrazione Bush ponendole in rapporto con le forme tradizionali dell'appartenenza culturale agli Stati Uniti. (...) L'idea che anche gli Stati Uniti non stessero facendo altro che rispondere a eventi dei quali erano stati attori involontari venne evocata da Bush in relazione all'11 settembre e ribadita dall'allora addetto stampa della Casa Bianca, Scott McClellan. “Sono stati i terroristi a cominciare questa guerra”, dichiarò McClellan, “e il Presidente ha chiarito che saremo noi a finirla quando e dove decideremo noi”. La logica proposta da questo discorso è: ci hanno sottoposto a un attacco irrazionale e immotivato, ma noi risponderemo in modi coerenti con il nostro carattere nazionale e con la nostra forza. Subito dopo l'11 settembre, Bush evocò appunto la figura del giustiziere quando, nel corso di una visita al Pentagono, rispose alla domanda “Vuole Bin Laden morto?” dichiarando: “Voglio giustizia. Mi ricordo un vecchio manifesto giù al West, che diceva "Ricercato: vivo o morto"“. E quando gli chiesero di precisare meglio, Bush rispose: “Me lo ricordo e basta, sto solo ricordando di quando ero piccolo, mi ricordo che mettevano quei manifestini nel vecchio West, per i ricercati. E dicevano "Ricercato: vivo o morto". Tutto ciò che voglio, l'America vuole, che su di lui sia fatta giustizia. Ecco quello che vogliamo”.

Prove di carattere
Ponendo in questi termini l'invasione dell'Afghanistan e il tentativo di catturare Osama Bin Laden, Bush legava l'11 settembre alla lunga tradizione dell'eroismo statunitense. Situando la caccia a Bin Laden nel “vecchio West”, Bush produceva un racconto di giustizia riparatrice, all'interno del quale gli Stati Uniti non avrebbero mancato di agire e la cittadinanza avrebbe potuto produrre le giuste risposte emotive alla guerra, o alle guerre, a venire. La cosa più affascinante, però, è la pretesa di Bush di stare “solo ricordando”: “Mi ricordo che mettevano quei manifestini nel vecchio West, per i ricercati”. Indipendentemente dal fatto che Bush sia cresciuto nel Texas o nel Connecticut, in questo suo “ricordo” la storia della nazione diventa tutt'una con i suoi archetipi mitici. Quello che Bush ricorda è un'invenzione. Confondendo la storia con la cultura popolare, Bush colloca la “Guerra al Terrore” nel contesto di un insieme largamente condiviso di credenze che riguardano la maschilità americana. Nello stesso momento in cui lega gli eventi contemporanei al passato mitico della nazione, Bush produce un rapporto affettivo tra la giustizia sommaria del giustiziere e i cittadini, dichiarando, nello stesso discorso, che “il mondo vedrà che la forza di questa nazione si trova nel carattere, nella dedizione e nel coraggio dei suoi comuni cittadini”. Queste prove di carattere sono diventate una componente essenziale della retorica della maschilità dell'amministrazione Bush, ribadendo i nessi esistenti fra le forme tradizionali di azione maschilista e quelle neoliberali. In 24 Bauer non sta soltanto a rappresentare i tradizionali valori americani della comunità e dell'individuo, ma riflette anche la maschilità esemplare ripetutamente evocata da Bush nel presentare la “Guerra al Terrore”: “fatevi sotto”, “missione compiuta”, “ricercato vivo o morto”. (...) L'obiettivo di questo machismo presidenziale, però, non è stato quello di dare stabilità o sicurezza alla nazione, ma l'esatto opposto: il virile ipermilitarismo della politica interna ed estera dell'amministrazione Bush è stato volto specificamente ad alimentare - e non a dissipare - il senso di timore che ha stretto la nazione dopo l'11 settembre 2001. Il senso di ansia creato dall'amministrazione Bush bombardando incessantemente il pubblico statunitense di minacce terroristiche e stati d'allerta crea uno stato di tensione costante, che richiede alla popolazione di interiorizzare la politica del governo a livello affettivo piuttosto che razionale: in generale, si richiede ai cittadini degli Stati Uniti di sentirsi spaventati. Come le azioni di Bauer, tanto nella veste di padre quanto in quella di agente anti-terrorismo, offrono un modello esemplare di cittadinanza neoliberale, così la concatenazione sintattica dello spazio e del tempo in 24 manifesta un'immediatezza grazie alla quale le sue azioni finiscono per rappresentare l'unica risposta possibile in circostanze eccezionali.

In stato di continua tensione
Gli split screen , il ticchettare dell'orologio in sottofondo, l'orologio in sovraimpressione, che sono diventati il marchio della serie, producono un senso di ansia che funziona sul doppio piano spettacolare e affettivo. Il senso di immediatezza in tempo reale sostiene la suspense della trama e manipola lo spettatore, posto in uno stato di costante tensione nervosa. Lo spettatore diventa testimone di un evento televisivo che sembra più reale, e trasmette un senso di maggiore immediatezza, dei frammenti accuratamente orchestrati dei telegiornali. Le manipolazioni formali del programma forniscono così una giustificazione affettiva agli elementi più macabri della trama: sempre legati a una necessità temporale d'azione immediata, gli atti di Bauer si ammantano di un carattere di imperatività morale che sembra trascendere i normali parametri etici dell'azione e della responsabilità. (...) Nel suo modo di manipolare formalmente il tempo, 24 produce una situazione che giustifica il relativismo morale dell'amministrazione Bush, secondo il quale, sotto la minaccia del terrorismo globale, le azioni dello stato vanno valutate esclusivamente in rapporto ai loro obiettivi complessivi e alle minacce specifiche, piuttosto che alle convenzioni internazionali sui diritti umani. “Le politiche militari dell'amministrazione Bush, in coordinamento con il nuovo Dipartimento per la sicurezza da essa istituito - osservava un paio di anni fa Dana Nelson in un articolo intitolato The President and Presidentialism (“South Atlantic Quarterly, 1, 2006) - sono state efficacissime nell'estendere il tempo della paura e le sue compensazioni maschiliste”. Nelle sue manipolazioni formali del tempo e dello spazio del racconto, 24 riflette alla perfezione questo tempo della paura, e ci offre una figura eroica capace di muoversi sul terreno post-etico della tortura e del rapimento. ( traduzione di Donatella Izzo )

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