Shake Cerca libro
Home      Speciali      Dove siamo      Chi siamo      Librerie/rivenditori      Press      Contatti      English      Privacy      Newsletter   
Novità
Eventi
Approfondimenti
Autori
Prof. Bad Trip
Catalogo
Underground
Ebook
Fiction
Cyberpunkline
Black Prometheus
Ri/Cerca
Universale
Piratini
Corpiradicali
Riviste
I libri di Acoma
Tascabili
Torrent Dvd/Cd
Fuori collana
Vhs
Nnoir Sélavy

 

 

 
Approfondimento

"La riscoperta del West" di Stefano Rosso

tratto da "il manifesto", 8 aprile 2009

Molti hanno sostenuto il contrario, ma rimane il fatto che tra i milioni di spettatori e lettori che sono stati magnetizzati dal western per settant'anni del Novecento - pare che il solo Louis L'Amour abbia venduto quasi duecentocinquanta milioni di copie dei suoi romanzi - c'erano anche tante donne. Che un uomo proveniente da una cultura patriarcale cerchi modelli di identificazione in un eroe coraggioso, determinato e violento non stupisce, ma che milioni di donne abbiano faticato a prendere le distanze dal maschilismo del western è a dir poco curioso. Forse tutto dipende da una straordinaria capacità di identificarsi con punti di vista contrari ai propri interessi e di cui la storia ci ha fornito innumerevoli esempi? Ci deve essere anche qualcos'altro.

Evidentemente il western non può essere ridotto alla supremazia del maschile, e tanto meno alla dicotomia semplicistica buoni-cattivi o al senso di superiorità dei bianchi sui nativi. Se si riesce a prescindere da questi e da altri stereotipi - ben presenti, non c'è dubbio, in molti western fino al periodo «classico» - si scoprirà non solo che esistono notevoli differenze tra western e western, ma che numerosi romanzi e film contengono momenti di resistenza che ne incrinano l'ideologia apparente e che nascondono nei loro interstizi significati imprevisti e dissonanti. Al tempo stesso si scoprirà che il genere è estremamente duttile, in grado di ospitare conflitti sociali - per esempio mettendo in scena allevatori contro agricoltori e proprietari contro salariati - questioni razziali, conflitti generazionali indagati con modelli psicoanalitici molto semplificati, e questioni di gender o relative a una sessualità contorta. Che il western possieda questa capacità «ospitante» sembra confermato dal fatto che essa si ripropone anche quando il genere vede perdere il suo primato (cioè tra fine anni Sessanta e inizio anni Settanta): sia nel cinema (riesce perfino a ottenere due Oscar con Balla coi lupi e Gli spietati), sia nella letteratura, dove segue un affascinante ventaglio di percorsi revisionistici.

Tre sono le vie principali del western contemporaneo (altrimenti detto «post-western»). La prima è rappresentata da Larry McMurtry, romanziere di successo negli Usa, meno in Italia anche se cosceneggiatore di Brokeback Mountain e di cui il coraggioso editore Mattioli 1985 ha recentemente ripubblicato L'ultimo spettacolo e Hud il selvaggio. Quasi tutta la sua opera riguarda il West, sia contemporaneo che del secondo Ottocento: a questo in particolare McMurtry ha dedicato una fortunata tetralogia, iniziata con Un volo di colombe (1985), in cui un atteggiamento di pietas nei confronti dell'ingenuità dei pionieri ammaliati dal mito della frontiera si alterna a descrizioni senza veli delle contraddizioni sociali, economiche ed etiche legate alla conquista del West. Uomini pervasi da forme di eroismo insensato; donne dal ruolo cruciale sia nell'intreccio sia in contrappunto alla mentalità maschile; indiani simili a quelli della Storia: poveri e disperati, pacifici o crudeli. È una revisione sistematica, quella di McMurtry, che evita di cadere nell'intento didascalico grazie a una straordinaria capacità di scrivere dialoghi e di venare le storie di un umorismo tragico, diventando un modello non solo per la letteratura recente ma anche per sceneggiati e serie Tv fino a Deadwood.

Il trionfo della violenza

La presunta azione rigeneratrice Se McMurtry tratta il western «dall'interno», una via più elitaria la segue Cormac McCarthy, approdato tardivamente al genere con Meridiano di sangue (del 1985), tra i romanzi più violenti del secolo, che racconta una storia, ambientata tra 1846 e 1878, in cui si narrano le gesta di una banda di cacciatori di scalpi, guidati da un individuo eccezionalmente colto e mostruosamente ignobile. Il western di McCarthy sembra affrontare narrativamente quella posizione storiografica secondo cui la cultura statunitense si fonderebbe su una presunta benefica azione rigeneratrice della violenza: e anziché denunciarne l'assunto puritano, sceglie la rappresentazione continuata di una violenza priva di orpelli ideologici: oscena, materiale, quasi rituale. Si potrebbe dire che McCarthy traduce ed esaspera, in una lingua affilata e inesorabile, il percorso che da Sergio Leone e Peckinpah porta agli orrori del Vietnam. Lo sforzo per il lettore è eccessivo - molti hanno rinunciato - e McCarthy è giunto al grande pubblico solo dopo la Trilogia della frontiera (1992-1998), più leggibile, anche se non priva di atrocità e dopo i due best-seller Non è un paese per vecchi e La strada.

Una terza via al western contemporaneo è quella rappresentata da Annie Proulx, che predilige il racconto breve, come dimostrano le tre raccolte Distanza ravvicinata (1999), Storie del Wyoming (2004) e ora Ho sempre amato questo posto (2008). Viene sì per lo più ricordata grazie al film Brokeback Mountain, ma ciò che caratterizza le sue ambientazioni quasi tutte contemporanee non è la vena provocatoria, quanto uno stile di scrittura precisissimo, asciutto, privo di qualsiasi riferimento edificante al mito. Influenzata forse dalla storia sociale (studiò le Annales) e dalla precedente attività di scrittrice divulgativa, Proulx ama raccontare la miseria quotidiana di cowboy, piccoli allevatori, ragazzi da rodeo, donne dalle molteplici e modeste professioni. Quel presunto «mitico» West, cioè, in cui oggi vive e su cui ha svolto - come del resto McMurtry e McCarthy - approfondite ricerche storiche, intervallate da incursioni in un realismo magico sconcertante.

Ci sono, comunque, anche altre vie al western contemporaneo. Per esempio il modello dei polizieschi-western navajo di Tony Hillerman e di quelli parodici di James Crumley, dove il western va a congiungersi con l'altro grande sottogenere americano, il poliziesco hard-boiled. Ma gli esempi ricordati bastano a rendere conto di quanto il western letterario (come pure quello cinematografico: si pensi alla produzione di Clint Eastwood, anche quando non rivolta esplicitamente al western) sia ancora, come sempre è stato, un genere di straordinaria ambiguità, cruciale nel mettere in luce quell'oscillazione fatale che permette a un «reale» insostenibile di diventare mitico. Non è un caso che all'inizio di Distanza ravvicinata Annie Proulx deleghi a un allevatore in pensione un monito che vale per la letteratura, ma anche per la vita: «La realtà non è mai un granché utile da queste parti». Eccolo qui il problema: accordarsi su cosa sia «la realtà».

 


Novità      Eventi      Approfondimenti      Autori      Prof. Bad Trip   
Home      Speciali      Dove siamo      Chi siamo      Librerie/rivenditori      Press      Contatti      English      Privacy      Newsletter   
pornload.cc