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"Straight Edge" Straight Edge Storie, filosofia e racconti dalla scena hardcore punk. Un estratto

Concerto di reunion dei ManLiftingBanner, Steenwijk, Olanda, 2008. Michiel Bakker con Ljuba (Lets Grow) e Alex (Vitamin X). Foto Mateus Mondini.
Concerto di reunion dei ManLiftingBanner, Steenwijk, Olanda, 2008. Michiel Bakker con Ljuba (Lets Grow) e Alex (Vitamin X). Foto Mateus Mondini.
Dennis Lyxzén, Umeå, 2007. Foto Mateus Mondini.
Dennis Lyxzén, Umeå, 2007. Foto Mateus Mondini.
Bruno “Break” Teixeira, Linda-a-Velha, Portogallo, 2006. Foto Adolfo.
Bruno “Break” Teixeira, Linda-a-Velha, Portogallo, 2006. Foto Adolfo.
Stockholm Vegan Straight Edge Crew, sfilata del Primo Maggio, 2009, “Non scolarti la lotta di classe: organizzazione senza droghe!”. Foto mang (mang.se).
Stockholm Vegan Straight Edge Crew, sfilata del Primo Maggio, 2009, “Non scolarti la lotta di classe: organizzazione senza droghe!”. Foto mang (mang.se).
D9, Tel Aviv, 2007. Foto Oren Ziv (Activestills.org).
D9, Tel Aviv, 2007. Foto Oren Ziv (Activestills.org).
Anette delle Störenfrieda (Germania), Berlino, 2009. Foto Jenni Ramme.
Anette delle Störenfrieda (Germania), Berlino, 2009. Foto Jenni Ramme.
The Tangled Lines (Germania), Leisnig, Germania, 2005. Foto Sandra Gärtner (xcirclepitx.com).
The Tangled Lines (Germania), Leisnig, Germania, 2005. Foto Sandra Gärtner (xcirclepitx.com).
Nick Riotfag (seconda fila, al centro) e amici, Carrboro, N.C., 2009. Foto Yikes!
Nick Riotfag (seconda fila, al centro) e amici, Carrboro, N.C., 2009. Foto Yikes!
Discarga (Brasile), Steenwijk, Olanda, 2008. Foto Mateus Mondini.
Discarga (Brasile), Steenwijk, Olanda, 2008. Foto Mateus Mondini.
Copertina dell'album dei Refused The Shape of Punk to Come.
Copertina dell'album dei Refused The Shape of Punk to Come.

Introduzione – di Gabriel Kuhn

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La storia del termine “straight edge” all’interno della comunità hardcore/punk è stata decisamente più colorita e duratura di quanto potesse immaginare Ian MacKaye, il cantante dei Minor Threat di Washington, quando scrisse nel 1981 i testi del brano eponimo, Straight Edge.

 

Sono uno come te

Ma ho di meglio da fare

Che stare seduto a incasinarmi la testa

Frequentare i morti viventi

Sniffare merda bianca su per il naso

Svenire ai concerti

Per me lo speed non esiste

Non ne ho bisogno

Io ho lo straight edge, io rigo dritto

Sono uno come te

Ma ho di meglio da fare

Che stare seduto a fumare roba

Perché so di essere all’altezza

Mi fa ridere l’idea di mandar giù calmanti

Di sniffare colla

Voglio essere sempre presente

Senza usare un aiutino

Io ho lo straight edge, io rigo dritto

 

Contro ogni aspettativa, e anche ogni suo intendimento, questi versi non avrebbero soltanto fornito un’immagine in cui si riconoscevano decine di kid HCpunk che non si drogavano ma avrebbero anche fatto nascere un consapevole movimento straight edge diffuso in tutto il mondo, che ancora oggi resta una componente vitale della comunità hardcore/punk.

La storia americana del movimento è stata ripercorsa di recente da Ross Haenfler nel suo libro Straight Edge: Clean-Living Youth, Hardcore Punk, and Social Change (2006), uno studio altamente consigliato a chiunque sia interessato al fenomeno.

Una superba storia dello straight edge da un punto di vista internazionale ce la fornisce il gruppo Point of No Return nel suo saggio Bending to Stay Straight, inserito in questo volume.

A grandi linee, ma troveremo numerose eccezioni in tutto il libro, la storia dello straight edge può essere suddivisa in quattro fasi:

 

1. I primi giorni dell’hardcore punk di Washington, quando l’etica straight edge è diventata una componente fondamentale di una scena underground alle prime armi ma già visionaria, che vanno più o meno dal 1980 al 1983.

2. La prima ondata di band che si definivano espressamente straight edge in tutto il Nordamerica, spesso chiamata “Youth Crew Movement”: circa dal 1984 al 1990.

 

3. Le band straight edge “new school” degli anni novanta, fortemente caratterizzate dal crescente peso della lotta animalista, poi spesso note come “Vegan Straight Edge Movement”, con il cosiddetto movimento “hardline” come ala più impegnata: circa dal 1991 al 1999.

 

4. Un movimento globale straight edge abbastanza variegato comprendente il ritorno della old school, tour di reunion di gruppi vegani, pop band straight edge e anche power violence straight edge e atteggiamenti antimaterialisti, ma anche un ricco giro di merchandising sXe: circa dal 2000 a oggi.

 

Sebbene il cuore dell’identità straight edge sia sempre stata l’astinenza da alcol, nicotina e classiche droghe illegali come cannabis, amfetamine, lsd eccetera, ci sono state notevoli varianti sulla portata del dettato “astenersi da inebrianti” o “vivere senza droghe”. Si sono tenuti parecchi dibattiti accesi sul consumo di caffeina, sull’uso di prodotti derivati da animali o sulla condotta sessuale. Spesso le polemiche ruotano attorno alle ragioni basilari della vita straight edge. Significa semplicemente restare “sobrio”? “Evitare crudeltà”? Essere “anticonsumisti”? Perseguire la “purezza morale”? Queste domande, e tante altre, saranno discusse in questa antologia.

La politica del movimento ha conosciuto considerevoli varianti, dall’esplicita impostazione rivoluzionaria al puro e semplice conservatorismo, ma a dominare è stata quest’ultima tendenza, almeno agli occhi dell’opinione pubblica.

Anche l’impressione generale dello straight edge nel mondo delle persone politicizzate è stata negativa. Mentre il primo hardcore punk di Washington viene di solito elogiato per il suo impegno sociale, sia il movimento youth crew degli anni ottanta che quello vegano del decennio seguente hanno dovuto incassare parecchie critiche. Quelle rivolte al primo erano incentrate prevalentemente sui legami tra maschi (“fratellanza”, “branco di lupi”), sulla postura marziale (“genuino fino alla morte”, “inchiodato all’X”) e sulla mancanza di prospettive politiche, oltre alle vaghe rivendicazioni di “giovinezza” e “unità”, invece il secondo è stato contestato per la militanza bacchettona, per l’impegno ristretto ai diritti degli animali e alle tematiche ambientali e per il fondamentalismo etico che, nelle sue forme peggiori, ricordava le dottrine della destra cristiana con la condanna del sesso preconiugale, dell’aborto, dell’omosessualità eccetera.

Entrambi i movimenti sono stati accusati di essere maschilisti, violenti, intolleranti, e di non saper distanziare il dogma della sobrietà dalla tradizione moralista puritana. Queste immagini sono state ulteriormente confermate dai duri scontri tra giovani straight edge e gruppi rivali avvenuti a Salt Lake City, nello Utah, e Reno, nel Nevada, con feriti gravi e perfino qualche morto. Quando le polizie locali hanno etichettato la scena straight edge come una vera e propria “gang” i grandi mezzi di comunicazione ci sono andati a nozze.

Per tutti questi motivi lo straight edge è visto da molti militanti radicali con una forte dose di scetticismo, spesso di disprezzo, e certe volte di ostilità vera e propria. Nonostante il carattere meno dogmatico e più sfaccettato dello straight edge contemporaneo, queste riserve rimangono forti.

Però c’è sempre stato un “different edge”, un lato diverso: impegno nella lotta politica e a favore delle trasformazioni sociali, ma senza paraocchi, censure, belligeranza. È questa seconda faccia che presenteremo in questo libro, un’antologia che non punta a definire il “vero significato” dello straight edge. Non ho la minima intenzione di ingaggiare inutili battaglie di catalogazione. Voglio invece dimostrare che c’è sempre stato un filone di cultura straight edge radicale e politicamente consapevole che è uscito allo scoperto in tante forme diverse.

Non c’è bisogno di specificare che il concetto di “radicale” è mutevole. All’interno di questo libro l’aggettivo fa riferimento a persone che a) perseguono attivamente un cambiamento sociale fondamentale (radicale) per creare comunità libere ed egualitarie, e b) mantengono una netta distanza dalle ideologie politicamente ambigue. Pertanto gli attivisti del movimento affiliati a gruppi religiosi o ideologici saranno assenti quanto i rappresentanti della scena sXe vegana degli anni novanta, la cui eredità politica rimane dubbia. Non significa negare i potenziali progressisti dei movimenti religiosi né rifilare giudizi su una scena particolare. È solo l’espressione dell’inquadramento che riesce più congeniale a me, il curatore del volume. Capisco e accetto la possibilità dell’utilizzo di altre cornici interpretative, perciò spero che gli altri capiscano e apprezzino quella che ho scelto.

A parte il coinvolgimento nella politica radicale nelle sue innumerevoli forme, tutti coloro che hanno contribuito a questo volume sono o sono stati collegati in un modo o nell’altro alla cultura hardcore/punk straight edge in quanto artisti, organizzatori, attivisti. È per questo motivo che il libro parla di straight edge e politica radicale, non di vita sobria o libera da droghe e politica radicale. Questo secondo saggio sarebbe venuto molto diverso dovendo citare un ampio spettro di militanti radicali, dagli astemi anarchici andalusi agli attivisti del movimento nativo-americano che predicano l’astinenza sino agli artisti hip-hop consapevoli come Dead Prez. Anche se mi auguro che un libro del genere possa essere pubblicato, il raggio d’interesse di questa antologia è più specifico.

I partecipanti all’opera rappresentano band sXe, scene e label influenti ma anche progetti politici radicali con simpatie e propensioni straight edge. Nonostante le convinzioni simili, gli autori e gli intervistati coprono un’ampia gamma di punti di vista: da quelli che concepiscono lo straight edge come uno “stile di vita” a quelli che contestano una definizione del genere; da chi mette in dubbio l’etichetta sXe e chi la difende; da chi la descrive come una componente cruciale della militanza politica a chi la dichiara soprattutto una scelta personale. Inoltre i partecipanti differiscono nelle loro interpretazioni dell’hardcore/punk, la cultura in cui è radicato lo straight edge. Anche molti lettori avranno una propria definizione del termine. Per chi non è molto al corrente di questa cultura e del suo vocabolario, le seguenti definizioni molto generiche possono venire utili per orientarsi.

 

Punk: una cultura contro il sistema che si esprime eminentemente tramite una (anti)moda provocatoria e una musica minimalista e aggressiva (i famosi tre accordi), incarnata nel 1977 dagli inglesi Sex Pistols.

Hardcore: all’inizio era usato come sinonimo di punk statunitense, poi s’è evoluto in un genere a sé stante (spesso chiamato hardcore punk) a inizio-metà anni ottanta, un genere che privilegiava l’estetica minimale alla stravaganza e rompeva con gli originari schemi della canzoncina punk.

diy: acronimo di Do It Yourself, fai da te, è il principio dell’indipendenza e del mantenimento del controllo sulla propria opera che simboleggia l’etica originaria dell’hardcore punk e, per tanti, rimane il criterio decisivo per riconoscere il “vero” HC. Gli aspetti più tangibili della cultura diy sono le etichette discografiche autogestite, i concerti autogestiti, le fanzine prodotte in proprio e le reti sociali non commerciali.

Crew: di solito si usa nella cultura hardcore per parlare di un gruppo di colleghi. Era particolarmente in uso nel giro straight edge durante il cosiddetto movimento “youth crew” di fine anni ottanta.

To X up (farsi la X): questa locuzione fa riferimento al più classico simbolo dello straight edge, la X dipinta sul dorso della mano. La X era il marchio tracciato sui minorenni ai concerti perché non potessero bere alcol. Quando questo simbolo fu trasformato in un’autoaffermazione della vita libera da droghe diventò il punto di riferimento positivo per i kid astemi, comparendo da quel momento in innumerevoli varianti all’interno della cultura straight edge.

Posi: abbreviazione di “positive”, termine usato per indicare le band e i militanti sXe che sposano la consapevolezza sociale e rifiutano la tendenza bacchettona all’interno del movimento.

Alla fine l’hardcore punk s’è scisso in parecchi sottogeneri. I più pertinenti con questo volume sono i seguenti (le definizioni sono per forza semplificate e le vostre ulteriori ricerche in proprio sono altamente raccomandate):

nyhc: classica abbreviazione per indicare la scena hardcore nata a New York negli anni ottanta, spesso associata all’aggressività e alle pose da duro.

Grindcore: genere che fonde l’hardcore punk con metal, industrial e noise, spesso con lo speed estremo. Usato soprattutto come categoria musicale.

Power Violence: stile caratterizzato da suoni distorti, bruschi cambiamenti di ritmo e brevi pezzi potenti, che condivide con il grindcore le principali influenze.

Crust (o crust punk): prende il nome dall’immagine “crusty”, punkabbestia, dei suoi aderenti. Un filone che ha maturato una propria miscela estetica fatta di punk britannico del 1977, cultura roots e black metal. Dal punto di vista estetico i piercing si mescolano ai dreadlock e agli abiti neri mentre da quello musicale i riff del punk incontrano death metal, grindcore e power violence. Di solito è ritenuto politicizzato, spesso legato al movimento “anarcopunk”, smaccatamente diy e anticonsumista.

Metalcore: categoria prevalentemente musicale, indica una miscela di hardcore ed elementi metal, resa popolare dalla scena straight edge vegana degli anni novanta, in particolare dai gruppi delle etichette Victory e New Age.

Emo (o emocore): tentativo consapevole di superare l’immagine da “duro” dell’hardcore, in senso musicale, di testi e visivo.

Screamo: variante di emo, ritenuta più sperimentale e intensa dal punto di vista musicale.

Riot grrrl: movimento femminista punk emerso a inizio anni novanta.

Queercore/homocore: fusione di hardcore e cultura/politica queer.

Fra i più importanti periodici punk ricordiamo:

“Maximumrocknroll” (mrr), dal 1982 a oggi: mrr, fondato da Tim Yohannan, resta la pubblicazione chiave per la comunità hardcore punk internazionale.

“Profane Existence”, dal 1989 a oggi: una delle principali voci del movimento anarcopunk, con sede a Minneapolis, Minnesota.

“HeartattaCk”, 1994-2006: durante i dodici anni d’esistenza ha rivaleggiato come importanza nell’underground HCpunk soltanto con mrr, ed è stata particolarmente popolare presso il pubblico politicizzato e con orientamento diy. Ha avuto un direttore straight edge, Kent McClard, fondatore della Ebullient Records, ma non è mai stata un progetto sXe.

“Punk Planet”, 1994-2007: sia come grafica che come contenuti ha gettato ponti importanti tra l’hardcore punk del diy e un pubblico più ampio interessato alla cultura underground.

 

Le scene hardcore punk, comprese quelle straight edge, sono sempre state prevalentemente maschili. Nelle società occidentali sono anche rimaste a maggioranza bianca, nonostante alcune notevoli eccezioni, vedi per esempio il documentario di James Spooner, Afro-Punk, del 2003.

L’immagine della predominanza maschile e bianca è stata ulteriormente rinvigorita dal fatto che tante storie dell’HCpunk si sono interessate esclusivamente al Nordamerica. In questo libro abbiamo tentato volutamente di inserire voci spesso sottorappresentate, e ciò significa una netta ottica internazionale oltre che una presenza relativamente nutrita di minoranze di solito trascurate nella scena. Comunque sembrava abbastanza inutile negare la demografia della scena straight edge mettendo insieme un cast molto poco rappresentativo di contributi. Siamo così costretti ad ammettere i problemi di questa cultura e ad avviare un dibattito critico.

I vari capitoli sono solo indicazioni di massima. Troverete sovrapposizioni a iosa, i membri di vecchie band parlano delle scene locali mentre i “manifesti” riflettono sulla cultura sXe, oppure vedrete che il capitolo “prospettive” aggiungerà altre informazioni alla storia dell’hardcore. Il principale scopo dei capitoli sta nell’evitare una disposizione totalmente a casaccio dei complessi e ricchi contributi al volume.

Il primo capitolo, Band, fornisce un riassunto storico della cultura politica straight edge seguendo alcuni gruppi estremamente influenti. Ian MacKaye dei Minor Threat parla delle origini dello sXe nella primissima scena HCpunk di Washington, ripercorre in modo critico lo sviluppo di un “movimento straight edge” e offre una sua interpretazione del termine. Michiel Bakker, Olav van den Berg e Paul van den Berg raccontano la storia della “prima band straight edge comunista”, i ManLiftingBanner, nata in Olanda nei primi anni novanta. Dennis Lyxzén ripercorre l’epopea dell’unico gruppo HCpunk di Svezia, i Refused, e il forte impatto che ha avuto sul movimento sXe vegano svedese degli anni novanta, uno dei più forti movimenti sXe di sinistra della storia. L’intervista è arricchita dalle note di copertina dell’ultimo disco dei Refused, The Shape of Punk to Come (1998). Frederico Freitas della celeberrima band radicale vegana Point of No Return ci regala un’analisi della cultura straight edge latinoamericana con un particolare interesse alle sue ramificazioni politiche. L’intervista è preceduta da Piegarsi per rimanere retti, un saggetto dei Point of No Return su storia, valori e politica del movimento straight edge, inserito in origine nel disco del 2002 Liberdade Imposta, Liberdade Conquistada / Imposed Freedom, Conquered Freedom. Bruno “Break” Teixeira, cantante del principale prodotto da esportazione sXe del Portogallo, i New Winds, parlerà infine della storia della band, della propria mistura personale di vita senza droghe e militanza radicale, e di una delle scene politicizzate più forti nel recente campo sXe europeo.

Il secondo capitolo, Scene, preferisce concentrarsi su paesi e regioni in cui si sono sviluppate situazioni radicali significative: Jonathan Pollack, cofondatore di Anarchist Against the Wall, un gruppo d’azione diretta israeliano a favore della resistenza palestinese, parla dell’interessante scena anarchica straight edge comparsa in Israele negli anni novanta. Tanja, una stagionata attivista radicale sXe, fornisce ulteriori notizie sul movimento straight edge vegano svedese del medesimo decennio, mentre Gabriel Cárdenas aggiunge un aggiornamento sullo straight edge politico odierno in Svezia. Robert Matusiak, fondatore dell’etichetta di Varsavia Refuse Records, una delle più importanti label dello sXe politicizzato a livello internazionale, descrive la scena esteuropea e i suoi divergenti orientamenti politici che vanno dalle crew antifasciste alle fazioni suprematiste bianche, in particolare in Russia. Per finire, Kurt Schroeder, un veterano della scena sXe vegana Usa degli anni novanta e fondatore della Catalyst Records, nota in tutto il mondo per la sua fusione di sXe hardcore e politica radicale, riflette sugli sviluppi in Nordamerica.

Il capitolo 3, Manifesti, raccoglie alcuni documenti che tracciano rapporti espliciti tra la politica radicale e la vita senza droghe d’alcun genere: Antifa Straight Edge è stato pubblicato dalla Alpine Anarchist Productions nel 2001, Davvero sprecato: Anarchia e alcol dal CrimethInc. Ex-Workers’ Collective nel 2003 e Verso un mondo meno incasinato: Sobrietà e lotta anarchica da Nick Riotfag nel 2005. I vari testi sono seguiti da un aggiornamento dell’autore all’attualità.

Il capitolo 4, Riflessioni, presenta testi su alcuni aspetti spesso trascurati della cultura straight edge. Nick Riotfag prende in esame i rapporti tra sobrietà e cultura queer in Il mio edge non è affatto straight: Verso una critica radicale queer della cultura dell’intossicazione, mentre l’intervista all’attivista queer sobrio e radicale Lucas L’unica cosa di cui mi faccio è il cazzo aggiunge aneddoti e riflessioni personali. Jenni Ramme, fondatrice della polacca Emancypunx Records, quella della seminale compilation del 2003 X The Sisterhood X, analizza nella sua intervista tematiche queer e femministe, mentre Kelly (Brother) Leonard ci parla delle sue esperienze nella gestione di xsisterhoodx, una rete online per le donne straight edge. Bull Gervasi, il bassista dell’iconoclasta band sXe di Filadelfia R.A.M.B.O., spiega il difficile rapporto fra straight edge e crust punk, mentre Andy Hurley, attuale batterista dei Fall Out Boy, spiega le proprie posizioni politiche in cui vegano e straight edge incontrano le idee anarco-primitiviste.

Il quinto capitolo, Prospettive, ci regala qualche indicazione attuale sulla vita straight e la politica radicale. Federico Gomez illustra la sua esperienza come cantante sXe e militante politico in tre continenti, sottolineando l’importanza di una rete internazionale. Santiago Gomez ci regala un’analisi approfondita sia del potenziale rivoluzionario dello straight edge, sia delle trappole conservatrici in Tra cultura e politica: straight edge come resistenza intuitiva. Laura Synthesis, fondatrice della distribuzione di fanzine londinese Synthesis, osserva con occhio critico la scena contemporanea in Regina della polizia del PC. Ross Haenfler, autore del già citato Straight Edge: Clean-Living Youth, Hardcore Punk, and Social Change, ci spiega Perché sono ancora straight edge prima che Mark Andersen, cofondatore del collettivo militante punk Positive Force DC, concluda il volume con un toccante richiamo al ruolo dello straight edge all’interno di un più ampio movimento radicale in Costruire ponti, non barriere: Positive Force DC, straight edge e rivoluzione.

Se non è segnalato, ogni contributo va considerato originale. Le cinque ristampe compaiono dietro gentile concessione degli autori.

Tutte le interviste sono state realizzate tra l’agosto e il dicembre 2008, di persona, al telefono, in chat dal vivo o per posta elettronica, e tutte sono state aggiornate al giugno 2009. Sono state tutte quante condotte da Gabriel Kuhn, a parte quella a XsaraqaelX che è a cura di Daniel Freund, e quella a Lucas condotta da Nick Riotfag.

Dal momento che si sono viste negli ultimi venticinque anni varie dizioni di “straight edge”, tra cui “Straight Edge”, “straightedge” e le abbreviazioni “sXe” e “SXE”, la scelta pertiene agli autori. Di solito si usa lo spelling americano, a parte il saggio di Laura Synthesis che rimane in inglese delle isole britanniche.

Sono citati tutti i fotografi. I contributi più significativi sono quelli di Daigo Oliva e Mateus Mondini, due artisti di San Paolo che dedicano gran parte del loro tempo alla documentazione dell’underground HCpunk e pubblicano anche una photozine, “Fodido e Xerocado”. Mateus Mondini ha fondato nel 2009 la sua casa discografica, Nada Nada Discos.

Lavorare su questo libro è stata un’esperienza decisamente lieta e rinfrancante. Ha confermato la persistenza di un vigoroso, premuroso e significativo movimento globale diy hardcore che mantiene tutte le sue promesse politiche. La bellezza di questo movimento è, se posso prendere in prestito la frase preferita di Ian MacKaye, no joke. Sono incredibilmente grato e in debito con tutti coloro che sono stati coinvolti in questo progetto. Anche se ho avuto io il privilegio di metterlo insieme, è stato sul serio uno sforzo collettivo. Tuttavia, qualsiasi infortunio editoriale è naturalmente soltanto colpa mia

Quando ho cominciato a pensare a questo libro puntavo a creare una risorsa di un certo valore per un gruppo di persone che consideravo abbastanza folto perché valesse la pena dello sforzo, cioè i militanti dello straight edge radicale. Una volta che hanno cominciato ad affluire i contributi ho però capito che il volume avrebbe avuto un richiamo decisamente più vasto e che il suo pubblico sarebbe andato molto oltre i confini di questa comunità.

I testi qui raccolti dovrebbero risultare interessanti per chiunque sia attratto dalla storia della cultura punk, hardcore e underground, per chi studia sociologia, movimenti sociali e politica internazionale, per i curiosi, gli esistenzialisti e i filosofi, per i militanti radicali, quale che sia la loro dieta o l’atteggiamento riguardo all’alcol, e per la gente sobria, di qualsiasi affiliazione culturale.

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