Shake Cerca libro
Home      Speciali      Dove siamo      Chi siamo      Librerie/rivenditori      Press      Contatti      English      Privacy      Newsletter   
Novità
Eventi
Approfondimenti
Autori
Prof. Bad Trip
Catalogo
Underground
Ebook
Fiction
Cyberpunkline
Black Prometheus
Ri/Cerca
Universale
Piratini
Corpiradicali
Riviste
I libri di Acoma
Tascabili
Torrent Dvd/Cd
Fuori collana
Vhs
Nnoir Sélavy

 

 

 
Estratti da Cattive ragazze. Storie di artiste guerriere

Alcuni estratti dal libro

Diamanda
Annie
Kathie
Lydia
Sapphire
Carolee
Valie

Introduzione

Migliaia di anni fa, la tradizione giudaico-cristiana ha demolito il vitale pantheon di dei, dee e spiriti della natura, sostituendo a essi un austero patriarca dalla barba bianca, meglio noto come “Dio”, un concetto che ha ridimensionato completamente la posizione della donna come cittadino e come individuo investito di potere decisionale nella società. La struttura patriarcale ha inculcato poi l’idea di una separazione tra il corpo e la mente secondo cui il corpo sarebbe diabolico, fonte di impulsi e di desideri pericolosi e lascivi che corrompono la mente. Identificato con la donna, la sensualità, il piacere, le emozioni, il diavolo, gli animali e la madre terra, il corpo è stato ritenuto inferiore e talvolta giudicato con orrore e disgusto. Posta quale “forza superiore” destinata a soggiogare il corpo, la mente (la ragione, la logica, “l’intelletto superiore”, la divina scienza) è stata identificata con l’uomo. Da questo atteggiamento ideologico che nega la vita e il piacere, è nato l’archetipo dello specialista rigoroso, “logico e razionale”, incarnato dal fisico nucleare degli anni cinquanta il quale, isolato in una torre d’avorio di onnipotenza scientifica, elabora congegni nucleari senza essere disposto ad ammettere le disastrose conseguenze della propria ricerca. La crisi del nostro ecosistema, dall’inquinamento degli oceani all’effetto serra, è la manifestazione di un’evidente noncuranza nei confronti del corpo del nostro pianeta, così come la posizione di subalternità occupata dalle donne riflette un sistema patriarcale basato sul disprezzo dell’altro.
Questa separazione corpo/mente è strettamente collegata a una moltitudine di altri dualismi, di opposizioni binarie di elementi che non sono mai equivalenti e che presuppongono sempre una gerarchia: uomo/donna, bianco/nero, etero/gay, primitivo/civilizzato, io/l’altro, nuovo/vecchio. Tutti i dualismi sono artificiali e devono essere analizzati come parte di un sistema di pensiero fondato sulla scelta tra una cosa e l’altra e che impone restrittive categorizzazioni.
Il linguaggio della nostra società permette generalizzazioni astratte che, se non indagate, possono risultare repressive, per esempio la celebrazione della “natura” che viene adoperata per cucire addosso alla donna un vestito troppo stretto. Le donne sono sempre state considerate più in sintonia con la “natura”, più affini a essa, nella sostanza più inclini a essere “nutrici” o “istintivamente protettive”. Eppure questo essenzialismo della natura attribuito alle donne è una fantasia di subordinazione: la “natura” è una fucina di proiezioni umane. Una leonessa che mette al mondo e alleva i suoi cuccioli sbranerà chiunque si avvicini a essi... se si estendesse questo alle donne, ciò non significherebbe che possono essere anche grandi guerriere? [...]

Dall'intervista a Diamanda Galas:

Questo libro si propone di allargare la definizione e i limiti del ruolo delle donne...
Diamanda Galás: Donne forti: c’è da preoccuparsi se non ascoltano canzonette! Immagina una vita circondata dalle donne più favolose del mondo... donne molto potenti, molto esotiche, anche se non tutte necessariamente belle. Vorrei essere circondata da donne piene di sensibilità, insolite, forti e simpatiche, come in quel film di Russ Meyer...

“Faster, Pussycat! Kill! Kill!”... Dovrebbero farlo vedere alle ragazze nelle scuole femminili di ogni ordine e grado! È stato di grande ispirazione... soprattutto la sexy e favolosa Tura Satana quando compie quello straordinario gesto poetico di mettere un piede sulla schiena di quel ragazzo e di spezzargli il collo! Forse però il finale andrebbe riscritto per fare in modo che lei trionfi e scappi via a cavallo da quella città deserta come Clint Eastwood...
È curioso, la rivista “Forced Exposure” mi ha definito “La Tura Satana che non si spezza!” Dieci anni fa ho avuto l’idea di formare le “Black Leather Beavers”, un gruppo di femministe lesbiche motorizzate che sarebbero andate in giro a vendicarsi degli stupratori. Una veterinaria avrebbe eseguito le castrazioni, una tatuatrice avrebbe inciso le nostre iniziali, blb, sulla fronte degli stupratori, un’incendiaria avrebbe bruciato le loro case: li avremmo legati a un albero e castrati. Non faceva una piega. Un’amica ha formato un’altra squadra sulla West Coast a San Francisco e io incoraggerei altre donne a fare lo stesso in tutta l’America.

Dovrebbero esserci più artiste a inventarsi situazioni come queste...
Le donne hanno bisogno di considerarsi predatrici invece che prede. L’altra notte ho minacciato un ragazzo che stava per aggredirmi e mi sono sentita meglio. Dopo lui ha detto: “Non ce l’avevo con te: ma con la donna alle tue spalle”. [ride] Non mi fraintendere, non sto diventando una pinchu macha [in messicano “troietta macho”, N.d.T.], ma abbiamo bisogno di usare energia omicida contro i nostri nemici, non di evitarli.
Mi disgusta l’idea che le donne si rendano invisibili quando camminano per strada: questa situazione va ribaltata. L’atteggiamento è la prima cosa, è una scelta personale fare affidamento sull’autodifesa o su una pistola, ma ci deve essere l’atteggiamento. Oggi non si tratta di essere aggredite da uno o due uomini alla volta, ma da branchi di uomini.
Mi viene in mente il caso di quella donna che faceva jogging a Central Park, insultata dalla stampa liberal più per il fatto di essere una donna bianca violentata da uomini neri, che per la mostruosità dell’attacco fisico in sé. Non era “politicamente corretto” da parte sua essere ricca e bianca, c’era più interesse per l’ambiente da cui provenivano i porci che l’hanno violentata. Io non voglio sapere nulla dello stupratore: io voglio ucciderlo! Non mi importa se è bianco o nero, se è borghese o povero e se sua madre lo aveva appeso per le palle alla corda del bucato: voglio solo ucciderlo! Qualsiasi donna violentata sarebbe d’accordo.
Quanto al fatto di essere un’artista, non penso affatto a me stessa come a un’artista, mi penso come Diamanda: lo spettacolo è un aspetto della vita, la mia vita sessuale è un altro e ne esistono altri ancora che i vigliacchi potrebbero considerare illegali o immorali...

L’arte deve essere una guerra! Hai scritto dei versi belli ed eloquenti che dichiarano guerra allo status quo...
Oriana Fallaci ha detto molto tempo fa, in Intervista con la storia: “La vita è una guerra!” È stato questo l’orientamento del mio lavoro fin da quando ho composto Panoptikon, che ho dedicato a Jack Abbott [un recluso che ha scritto un bestseller autobiografico, Nel ventre della bestia, N.d.T.]. Gran parte del mio lavoro nasce dal tema di una persona tenuta in gabbia, trattata come un animale, fuggita grazie alla sua pazzia... Uno dei miei testi comprende le urla di una persona che sta per essere giustiziata a un dio inventato nella disperazione. Non un dio in senso tradizionale.
In prigione, non avendo in realtà spazio, te lo inventi. Hai bisogno di dialogare. Ecco perché si diventa schizofrenici, per procurarsi quel dialogo che non si ha nella vita reale. Questo spiega anche, in parte, perché la gente faccia uso di droghe: se sei solo e isolato (che è come un brutto viaggio per un tossico), allora senti la mancanza di questo dialogo... il dialogo è una libertà necessaria e un bisogno. Se non ce l’hai, alla fine muori.

Dall'intervista a Annie Sprinkle

Come mai ti chiami così?
Annie Sprinkle: Quando facevo la prostituta, ho cominciato a usare il nome “Annie”. Quando poi ho cominciato a fare film pornografici, avevo bisogno di un cognome per i titoli di coda. All’inizio ho usato “Annie Sands”, ma poi mi sono resa conto che ci voleva qualcosa di più eccitante. Ero a letto e... è stato come se mi venisse donato o come se fosse stata la “dea” a darmelo... una voce ha detto: “Annie Sprinkle”. È stato veramente un fatto misterioso e strano. Ero attratta dallo zucchero spruzzato sui coni gelato (sono zuccherodipendente) e dal suono dell’umidità: mi piacciono le cascate, la pipì, il fluido vaginale, il sudore e il liquido seminale... tutto ciò che è umido. Amo la pioggia e sono praticamente cresciuta in una piscina. Per questo il nome “Annie Sprinkle” mi è sembrato perfetto!
Guarda questa foto che mi ha mandato mio zio: è la tomba di una “Annie Sprinkle” morta un centinaio di anni fa a diciassette anni. Proprio pochi mesi fa ho visitato questa tomba a Baltimora. È fantastico che questa ragazza sia morta vergine e che abbia forse qualcosa a che fare con me... che mi abbia dato il suo nome e mi abbia guidato lungo il mio percorso selvaggio e sregolato.
Ho sempre avuto la forte sensazione che il sesso facesse bene, che fosse salutare e che facesse sentire meglio le persone, e a me piace far sentire meglio le persone (sarà l’infermiera che è in me). Sono veramente convinta che il sesso faccia sentir meglio. Ho un amico che dice che è come un trattamento di chiroterapia: ne ottieni un equilibrio globale e tutte le tue molecole cambiano... di fatto cambia tutto, e dopo ti senti molto meglio. Ecco un’altra ragione. [...]

Dall'intervista a Kathy Acker

In che maniera il sessismo ha influito sulla tua vita?
Kathy Acker: Ogni cosa è sessista! La pornografia è sessista, i libri sono sessisti, le riviste sono sessiste. Per svariate ragioni storiche, le donne hanno una grande paura del sesso. È stato un bel passo avanti quando le donne hanno detto: “Cominceremo anche noi a fare pornografia e ad assumere il controllo di quei settori”. È fantastico che le donne stiano facendo tutto questo! E gli uomini non possono farci niente... è questa la causa degli ultimi episodi di censura: gli uomini stanno andando fuori di testa!

Nei tuoi scritti a volte c’è un’inversione sessuale per cui sei tu che fai la parte del maschio. Cosa vorresti dire in proposito?
La cosa in realtà cambia a seconda dei libri. Nei primi, i personaggi (nella misura in cui sono “personaggi”) cambiano spesso sesso: non ho mai capito bene come funzionano i pronomi maschili e femminili! E la ragione era che per me non significavano proprio niente. Solo quando ho incontrato Sylvère Lotringer – una redattrice della rivista radicale “Semiotext(e)” – ho capito la ragione per cui scrivevo in quel modo. Prima facevo cose senza un criterio... mi limitavo a fare qualunque cosa mi sembrasse intuitivamente “giusta”. Penso, però, che forse uno dei motivi fosse l’odio verso il mio sesso... un odio nei confronti della possibilità di identificarmi con il mio utero. O nei confronti del fatto di venire “definita” dal possesso di una fica. Da bambina mi dispiaceva moltissimo non poter essere un pirata! Ma ci sono state famose piratesse lesbiche o bisessuali che si travestivano da uomini... per esempio Annie Bonney, il cui sesso è stato scoperto solo dopo la morte.

Quando hai iniziato a tatuarti, lo facevi per cercare di recuperare il tuo corpo?
La prima volta che mi sono fatta i tatuaggi, è stato solo perché pensavo che fossero molto belli. Tatuarsi mi sembrava una vera forma d’arte, una forma d’arte stupefacente, perché te la porti sulla pelle. Perciò hai un rapporto molto stretto con l’artista, un rapporto magico. Alcune persone mi considerano un po’ stramba perché ho i tatuaggi e sono una donna (se una donna si fa un tatuaggio, deve essere molto piccolo, molto delicato e nascosto sul seno o in qualche posto del genere, tanto sono cose che non si fanno). Allora ho pensato: “Sono grande abbastanza e posso cominciare a fare quello che voglio. In ogni caso, ho superato l’età della bellezza, quindi al diavolo!” Dopo i trent’anni, non si suppone più che tu sia bella, perciò puoi cominciare a divertirti! Se ogni giorno pensassi a cosa si “suppone” io debba fare in quanto donna e a tutto quello che non dovrei essere, non potrei sopravvivere.  Ci è stato insegnato a incanalare la collera, la rabbia, i sentimenti di insicurezza, a incanalare masochisticamente questa potenziale energia negativa. Ci è stato insegnato a non fare nulla direttamente: per esempio, non devi uscire e picchiare qualcuno, ma puoi invece fare del male a te stessa. E questo è un modo tipicamente femminile di confrontarsi con il potere: in un certo senso è dovuto al fatto che tu non hai il potere, ma lo cerchi. [...]

Novità      Eventi      Approfondimenti      Autori      Prof. Bad Trip   
Home      Speciali      Dove siamo      Chi siamo      Librerie/rivenditori      Press      Contatti      English      Privacy      Newsletter   
pornload.cc