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Cyberpunk. Antologia di testi politici (recensioni)

Unitevi, replicanti di tutto il mondo, Marco Revelli, "l'Unità", 13 gennaio 1992

[...] Quasi contemporaneamente al libro di Bendiner, vedeva la luce un'altra bizzarra pubblicazione, assai diversa, ma anch'essa in qualche modo coinvolta con l'immagine del lavoro, del suo ruolo e delle sue trasformazioni: Cyberpunk, antologia letterario-politica dell'ultimo, estremo movimento di rivolta tecnologico.
Sulla copertina una strana immagine di uomo neuronale, assemblaggio antropomorfo di cablaggi elettronici, schermi di computer, piastre e parti anatomiche. di biologia e di alta tecnologia. All'interno figure fantastiche sul tipo dei frattali, generate da macchine intelligenti. È la rappresentazione del mondo da parte di coloro che espressamente si definiscono il prodotto più radicale dei "micidiali anni 80, fatti di walkman, stereo portatili, videoregistratori, batterie elettroniche, videocamere portatili, televisioni ad alta definizione, telex, fax, laser-disc, antenne paraboliche per captare i segnali dei satelliti, cavi a fibre ottiche, personal computers, chirurgia plastica, la rete semiotica onnicomprensiva, il tendenziale superamento del sistema-mondo in un globale sistema nervoso che pensa se stesso".
È il primo movimento collettivo che si misura conia tecnologia non come "mezzo" esterno, ma come "ambiente"; che pensa le macchine non come "oggetti" ma come "mondo". Come universo totale. Che vive il "mondo virtuale" dei computer e dell'immagine come unica realtà autentica. In essa non c'è più lavoro produttivo, oggettivazione, ma solo produzione e distruzione di "rumore" lungo i canali fruscianti della meta-comunicazione. Non ci sono più classi sociali, né "figure" produttive, ma un unico, indifferenziato materiale umano sussunto ai circuiti comunicativi, incorporato alle reti universali. La sola "figura antagonistica" pensabile, l'unico "soggetto vivo", in questo universo reificato, è il marginale tecnologicamente attrezzato, il criminale elettronico, il genio alternativo - hackers, pirati informatici, balordi del computer - colui che "non ci sta" all'omologazione, e che dedica la propria vita al sabotaggio informatico delle reti, alla violazione delle banche dati, al viaggio gratuito a spese delle grandi multinazionali dell'informazione.
Il primo eroe del movimento fu un certo Capitan Crouch, così denominato dalla marca di cornflakes nelle cui confezioni era offerto in omaggio un certo fischietto. Egli aveva scoperto che, appunto, bastava soffiare in quel fischietto al momento della composizione del prefisso telefonico per liberare la linea e telefonare liberamente in ogni parte del mondo. Da allora aveva dedicato la sua vita al piacere di "fregare la compagnia", si era fatto anche un po' di galera, ma aveva fondato un movimento che si era a poco a poco esteso, fino a costituire un vero e proprio fatto sociale. Ora quel movimento ha addirittura un programma mondiale, che ha al primo posto la socializzazione di tutta l'informazione e la lotta al monopolio di essa. Ma soprattutto ha imposto una nuova immagine e una nuova "cultura" del lavoro e della lotta contro di esso. Più simili ai "replicanti" in rivolta di Blade Runner che agli antichi eroi del lavoro e della rivoluzione, i suoi membri tentano di ridare un "senso" alla nuova società armati di materiali high-tech di recupero, delle merci via via disseminate dal capitale nella sua folle corsa all'innovazione, dalle mitiche blue box ai più recenti oscillatori elettronici, giocando la carta di una "Non Santa Alleanza del mondo tecnologico e del mondo del dissenso organizzato". Tra loro e i mitici antenati di Ford Madox Brown, corre l'intera parabola del movimento operaio: la storia della sua ascesa è della sua caduta.  americana, 1876-1917 (Feltrinelli 2007).

La letteratura è un furto, Roberto Aita, "Production Media", 29 maggio 1991

Nel 1984 lo scrittore americano William Gibson dava alle stampe Neuromancer, l'opera di science-fiction capostipite del movimento cyberpunk. Pirati informatici e cineasti affascinati dall'hi-tech, profeti dell'espansione "elettronica" della coscienza e musicisti post-punk sono le figure cardine del panorama contro-culturale da cui questo filone letterario trae ispirazione. Sono loro ad alimentare la filosofia di quei movimenti che lottano per un'informazione libera da ogni vincolo, realizzando reti alternative di banche-dati accessibili via telefono per permettere la più ampia socializzazione della "merce immateriale". Non più quindi ideologie luddiste di contrapposizione alle macchine, bensì un'ansia neopositivista che vede nel computer uno strumento potenziale di liberazione. Frutto dell'impegno dei redattori della rivista milanese Decoder, quest'antologia di brevi saggi tratti da pubblicazioni "underground" internazionali propone in modo stimolante un'analisi multidisciplinare del fenomeno cyberpunk. Movimento, quest'ultimo, che è incarnazione delle dinamiche che hanno percorso la società post-industriale negli ultimi decenni, prefigurando addirittura una mutazione antropologica scatenata dalle nuove tecnologie.

Cyberpunk. Antologia, Daniele Brolli, "Cyborg", gennaio 1991

Il fenomeno degli hacker i pirati del computer, è quello di una guerriglia informatica, spesso condotta ai danni delle grandi multinazionali. Onesti sabotatori di interessi privati e di reti istituzionali hanno precise modalità operative e motivazioni che vanno al di là del semplice interesse economico. Ci sono ragioni ideologiche dietro la loro attività, spesso quelle di un movimento non formalizzato di menti proiettate verso la corrosione di dinamiche sociali che frustrano l'individuo e la sua autonomia. La pratica dell'hackeraggio è letta come necessaria per infrangere il monopolio statale e delle multinazionali sull'informazione, L'antologia di scritti critici e interviste Cyberpunk curata da Raffaele Scelsi (Edizioni Shake) fornisce un'ampia rassegna di interventi sullo stato reale della civiltà informatica, vista attraverso gli occhi di un movimento di idee che, rifacendosi agli scritti dei letterati cyberpunk, decodifica gli strumenti di repressione informatica e li scardina. Nel volume facciamo la conoscenza con i cowboy del cyberspazio della nostra epoca e con i tecno anarchici del Chaos Computer Club di Amburgo. È persino possibile rintracciarvi la dichiarazione con cui l'intera scena mondiale degli hacker ha stabilito nell'agosto '89, al termine di una, riunione intitolata Galactic Party, le finalità della propria attività di sabotatori. Il libro contiene anche un'analisi del fenomeno letterario cyberpunk, un utilissimo glossario delle parole chiave del cosmo di William Gibson a molto altro ancora...

Paola Pignatelli, Gli hackers pirati? Difendono la libertà, "Italia oggi", 19 novembre 1990

Gli "hackers" pirati dediti alla truffa informatica e al sovvertimento delle istituzioni? Nemmeno per sogno. Si tratta piuttosto di maghi del computer che con le loro bravate vogliono far riflettere sul ruolo della comunicazione. Usando la loro abilità come un grimaldello, gli "hackers" penetrano nel cuore delle banche dati e ne sviscerano i segreti. Con un unico scopo: dimostrare che non sono inaccessibili e che nessuna informazione deve essere tenuta nascosta. Mentre i legislatori tentano di arginare il "fenomeno hackers" varando leggi per la protezione dei sistemi computerizzati e trascinando in tribunale i colpevoli, l'"hacker pensiero" trova invece sempre più proseliti.
Ne è una dimostrazione il libro Cyberpunk (ovvero il punk cibernetico), un'antologia di scritti sull'argomento che nell'ultima settimana si è piazzata al quinto posto tra i libri più venduti alla Feltrinelli di Milano. Le pagine di Cyberpunk (in vendita a 15mila lire) sono state scelte, curate, tradotte, spiegate e illustrate dalla "Shake Edizioni Underground". Una cooperativa di nove giovani. Colti, intellettuali, attenti a cogliere tutte le trasformazione della società, studiosi dei problemi della comunicazione, i nove (tutti rigorosamente "punk") si sono prefissi l'obiettivo di creare un sistema davvero interattivo. "Non come la tv e i giornali, di fronte ai quali l'atteggiamento non può essere altro che passivo - spiegano. La comunicazione veramente aperta si può ottenere solo con una rete di computer".
Ed è proprio su questo progetto che i ragazzi di Shake stanno lavorando. "All'inizio - dicono - ci appoggeremo a strutture già esistenti. Alla nostra rete si potrà collegare chiunque, dall'hacker più smaliziato a chi di computer conosce solo i primi rudimenti. Si potranno collegare persone di tutte le estrazioni sociali e di ogni livello culturale. Tutte insieme, queste persone daranno vita a una sorta di 'giornale informatico' interattivo".
Una comunicazione, insomma, "orizzontale e democratica". Che è un po' quello che i ragazzi di Shake stanno tentando di fare anche con Decoder, rivista internazionale underground. Scritta e pubblicata da Shake, Decoder esce "quando c'è qualcosa da dire" (ogni sei mesi circa) e tira 2.500 copie che vanno puntualmente esaurite. Raccoglie di tutto un po': fumetti, saggi, pagine di tecnologia, recensioni di dischi e via dicendo. Chiunque può collaborare. "È una rivista fatta dai lettori. Si passa dallo scritto accademico al linguaggio da strada. E tutti i generi coesistono in armonia. Questa è la socializzazione del sapere".
Quella stessa socializzazione che perseguono gli "hackers". "Lo scambio libero e senza alcun ostacolo dell'informazione sia un elemento essenziale delle nostre libertà fondamentali e debba essere sostenuto in ogni circostanza - recita la Dichiarazione programmatica degli hackers (una sorta di Carta dei diritti dell'uomo sull'informazione) ripresa da Cyberpunk. La tecnologia dell'informazione deve essere a disposizione di tutti e nessuna considerazione di natura politica, economica o tecnica deve impedire l'esercizio di questo diritto".
Il computer da macchina alienante a strumento per diventare parte attiva della comunicazione: in questo passaggio sta il segreto del successo di Cyberpunk. "Negli anni passati la tecnologia era accettata con ostilità. Oggi è parte integrante della nostra vita - spiegano i ragazzi di Shake. Si sta chiudendo una fase e se ne sta aprendo un'altra: quella sui ruoli della comunicazione. Ma la gente non percepisce ancora bene che cosa succederà. Ecco perché è tanto interessata a problematiche di questo tipo".

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