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L'arte del Prof. Bad Trip (estratti)

L'amore ritorna

di E. “Gomma” Guarneri

A La Spezia e dintorni, un’area più prossima al carrarino che al resto della Liguria, abita uno strano tipo di persone. Teste dure (sarà per le montagne), ma anche visionari (sarà per il mare). Lì sono tutti un po’ imbronciati e riservati. C’è un sacco di anarchici dagli ottant’anni in giù, e poi gli artisti, i portuali e i marmisti. Ha sede, curiosamente, la più numerosa comunità europea di fan dei Ramones.

È lì che abitava Gianluca Lerici, in arte Prof. Bad Trip, forse il più importante artista visuale underground degli ultimi quindici anni del nostro paese.

La Spezia è una città difficile, dove la crisi è palpabile, dove il bellicoso Arsenale e l’altrettanto bellicosa Oto Melara racchiudono, tra ciminiere e casematte, il perimetro di un porto cittadino che sta cercando a fatica una sua identità, tra scempio ecologico e necessità di un riscatto economico.

Davanti a questo panorama di mare e cemento “armato”, nello stesso punto in cui da bambino andava per muscoli col nonno, con i piedi immersi nell’acqua catramosa Bad Trip, anni fa, mi spiegò come nacque la sua estetica, comune alle distopie di J.G. Ballard, di Philip Dick e dei cyberpunk, e che celebra la fine dell’attuale civiltà e la nascita di un nuovo mondo per mutanti. Era una bellissima giornata e proprio quel giorno ho avuto la certezza che Gianluca fosse un artista completo. Io, i passanti, i pescatori sulle banchine, vedevamo il sole, il blu e i riflessi delle onde, lui vedeva l’Apocalisse. Non temeva queste visioni ma le sapeva elaborare in un vorticoso mix di tecniche e di saperi. Fotocopie, ritagli di giornale, acrilici, vernici di ogni tipo, plastilina, timbri, legno, mattoncini Lego, pennarelloni, spray, gesso. E i supporti erano di ogni tipo: tela, carta, assi da cantiere, plastica, metallo, t-shirt, cartoncini serigrafati e xilografati.

Un’abilità manuale esercitata al massimo livello – assolutamente rara nell’era della digital e net-art – che diventava parossistico horror vacui quando sulle opere, soprattutto di photocopy-art, interveniva scrivendo, esclusivamente a mano, in tutte le direzioni.

Il Prof. Bad Trip è stato uno studioso dell’arte contemporanea e profondo conoscitore della cultura underground dagli anni Cinquanta a oggi, capace di spaziare dai futuristi a Joe Coleman, dai lettristi a Darby Crash dei Germs, in grado di applicare la Pop Art di Wahrol alle copertine di boot¬leg, di farti una lezione sui fumetti da edicola mentre produceva strisce su strisce di baloon radicali.

Oggi – quando si sfogli la sua punkzine eliografata “Archaeopteryx” con l’immagine incredibilmente raffinata quanto anticlericale di Wojtyla, o uno dei tanti volantini dei concerti, o una copertina dei dischi da lui illustrata, quando si indossi una sua maglietta, si ascolti una sua compilation di techno o di brani dai Dischi del Sole, quando si sogni davanti a un suo acrilico con i pesci verdi e rosa o i vulcani che esplodono, quando si ammiri qualche murales in un centro sociale o i suoi raffinati recenti oggetti di design, o si abbia fatto una visita al suo studio “Gli insoliti ignoti” affrescato come una Cappella Sistina underground – si capisce che sotto c’era talento vero e che, a noi suoi estimatori, Bad Trip ha fatto fare un gran “good trip”.

Gianluca Lerici è morto il 25 novembre 2006 all’età di 43 anni. Oltre a un grande vuoto, lascia qualche centinaio di quadri e migliaia di pezzi e pezzettini d’arte, sparsi sui libri e le riviste, nelle gallerie, case e altri luoghi, che meritano di essere aggregati in una grande “personale”.

 

Questo volume è un omaggio alla sua arte, alla sua persona e alla sua memoria. Raccoglie i materiali migliori, più coerenti e meno conosciuti, dividendoli per tipologia tecnica e di supporto – sketchbook, chine, fumetto, collage, quadri e miscellanea varia. La scelta, tra migliaia di pezzi, è stata in gran parte operata da Jena Filaccio, sua compagna e artista.

Jena, da lodare e ringraziare per la forza con cui ha saputo gestire questa operazione, un giorno, totalmente circondata e persa tra pile e mucchi di fogli, schizzi, disegni, blocchi, tele, insomma la sterminata produzione di Bad Trip, mi ha detto: “Sai come ha fatto a produrre così tanto? Perché ci ha messo dentro l’amore”. Ho pensato a lungo a quelle parole e sono convinto che Jena avesse ragione. Gianluca Lerici ha dedicato la sua vita interamente all’arte e al processo di donarsi agli altri, cioè all’amore. E l’amore ritorna. È tornato anche a Gianluca. Un solo esempio: qualche ora dopo la sua scomparsa abbiamo aperto una pagina web a lui dedicata – diventata poi il progetto mutante www.profbadtrip.org – aperta ai commenti dei lettori. A molti mesi di distanza, questa pagina raccoglie ancora ogni giorno centinaia di visitatori, che vengono a dargli un saluto, proprio a lui così net-refrattario. Visitatori che lasciano migliaia di parole, di ricordo, di memorie, d’affetto e di ringraziamento. Centinaia di amici ma soprattutto fruitori delle sue opere. Non è possibile e non è giusto riassumere questi messaggi. Ne abbiamo scelti molti, tra i tantissimi, che si possono leggere in fondo a questo volume. Scorgendoli, si vedrà che l’amore dato al mondo da Gianluca Lerici, che oggi non c’è più, ritorna da centinaia di voci al Prof. Bad Trip, che vivrà a lungo nella sua arte “pop”, cioè del popolo.

 

Ciò nonostante, a noi suoi amici e ammiratori, piacerebbe ricevere una sua ultima lettera d’invito a una mostra, consegnata col solito ritardo dalle Poste italiane, una di quelle affrancate con il francobollo d’artista dell’inesistente “Stato del Chaos”. Per credere per un momento che Gianluca ci sia ancora e ci sbeffeggi come ha sempre fatto. Sorridere. E bere alla sua salute.

 

 

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