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Gaznevada (recensioni)
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Ci sono occasioni come questa in cui diventa legittimo farlo: la ristampa su CD della loro prima e leggendaria cassetta datata 1979 è un ottimo motivo per tornare a parlare dei Gaznevada e delle peculiarità che li hanno resi unici. Era già successo qualche anno fa, quando l’etichetta Astroman del loro mentore Oderso Rubini rese finalmente disponibile in supporto digitale le produzioni più celebrate, soprattutto quel "Sick Soundtrack" che si può senza indugio inserire fra i migliori album tricolore degli ultimi 30 anni. Questa volta il ripescaggio lo cura la Shake di Milano (ma la Astroman supervisiona), che, essendo casa editrice (notevolissima), correda con libretto dallo stile vagamente fanzinaro il piacevole ma discutibile packaging dell’oggetto in questione. Tralasciandone i contenuti letterari, in realtà di poco superiori al superfluo, quel che conta rimane la musica e ciò che rappresenta, ovverosia la nascita di un habitat, quello bolognese, che dal 1977 - anno zero per la città - fino ai primissimi ‘80 fu il polo indiscusso di un movimento (musicale, artistico, ma anche sociale) che esplose cercando di spazzare via tutto ciò che l’aveva preceduto, fallendo inevitabilmente nel tentativo. In tale ambito, la Harpo’s Bazaar (poi Italian Records) si assunse il ruolo di catalizzatore in note, diventando per un breve periodo la label di riferimento in tutta la penisola per band/personaggi con “altro” da dire, un irrequieto sottobosco che cercava di vedere la luce cavalcando l’onda della pseudo-rivoluzione punk. I Gaznevada ne impersonarono il lato pericoloso e maligno, quello che, nutrendosi delle disillusioni post-settantasettine, si creò un proprio immaginario/vissuto a base di hard-boiled, porno, mass-media, droghe sintetiche e avant-wave. Mamma Dammi La Benza! ne narra i primi decisi passi, quando la cinica cattiveria c’era già, la lingua prescelta era quella italiana e ogni tanto giocavano ancora a fare i Ramones, modello atavico del gruppo. Così se “Criminale”, “Bestiola” e il pezzo omonimo sono brucianti anthem del punk italiano di prima generazione, il levare-non-levare di “Everybody Enjoy With Reggae Music”, l’abrasivo incedere di “Donna Di Gomma” ed il prolungato spasmo erotico di “Teleporno T.V.” preludono al futuro prossimo, quando No New York farà loro da seconda casa con i Residents a mo’ di Penati. Lo ribadiscono la velvettiana “Johnny (Fallo Per Me”) e “Roipnol”, un crudo rocchenroll tagliato con intermittenze radiofoniche da anni di piombo, ma soprattutto la sempre incredibile “Nevadagaz”, qui nella versione originaria, con Robert Squibb a fare da sconclusionato guitar-hero nella coda finale.
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