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Fiction

"Com'è grande la città"
Com'è grande la città
Romanzo
ISBN 978-88-88865-54-6
pp. 256
Prezzo: EURO 17,00
Prezzo offerta 14,50
- 15 %
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Il libro racconta la scombinata trafila formativa di un giovane popolano: un teppistello di paese, bradipesco, normalmente atipico, chiamato da adulto a riflettere sulla cultura e sulla società che lo circondano. Le avventure in cui il lettore potrà riconoscersi (o non riconoscersi) sono molteplici e grottesche.

Da piccolo, per gioco, trafuga le ossa dei morti, cerca di far deragliare i treni, ruba tutto quanto gli capita a tiro, insieme agli amici devasta gli spogliatoi dell’oratorio e cerca di vendere i rubinetti di ottone al rottamaio vicino a casa. Ma studia, anche, e senza mai smettere fa l’operaio e il cameriere a Milano. A bordo di una fiammante moto Gilera compie la sua prima esperienza on the road. Sul finire degli anni Settanta, in università, ha un alterco violento con Oreste Scalzone e altri autonomi debitamente attrezzati su questioni di ‘filologia romanza’. Alle cinque di mattina, in un Capodanno alquanto conflittuale, si scopre consigliere comunale di opposizione e guarda il cielo allibito. Almeno due sono gli amori veri, per Marcella, per Erica, ma uno ormai eterno, impossibile, l’altro insano e destabilizzante. Questo il protagonista, che molto da vicino somiglia all’autore. E queste sono le sue notazioni ultraserie, quando il primo giorno del governo Berlusconi si risveglia dal letargo attivistico e sente il bisogno di fare il punto.

Sui giornali, in Tv, sfila l’Italia di Tangentopoli e della Seconda Repubblica. Sulle riviste, nei libri, gli intellettuali suoi dis/simili si condolgono per l’apocalisse incombente. E che può dire un teppista, circa il tramonto dei tempi? Figlio del benessere italiano, reduce dal provincialismo più ruspante, rilegge gli scrittori con i quali è cresciuto: Vittorini, Pasolini, Sciascia, ma anche Marcuse, Enzensberger, Gramsci. Tra un whisky e un ingorgo cittadino, macina discorsi e scambia opinioni con Franco, un amico cervellone che sta nel paese confinante. Si può rinunciare alla modernità di massa? E a quali costi, con quali rischi? In spirito rapsodico, da vagabondo multimediale, prova a mettere i piedi nel piatto e questiona su tutto e con tutti. In attesa inquieta di ciò che ancora potrebbe riservarci il ‘Laboratorio Italia’.

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MATERIALI Intervista audio/mp3 a Bruno Pischedda + reading

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