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Underground

"Non disperdetevi"
Non disperdetevi
1977-1982 San Francisco New York Bologna. Le città libere del mondo
ISBN 978-88-88865-89-8
380 pp. con decine di immagini
Prezzo: EURO 20,00
Prezzo offerta 17,00
- 15 %
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Tra il 1977 e il 1982 la vera musica italiana ebbe una capitale indiscussa: Bologna. È là che nascevano tutti gli spunti, i sodalizi e le idee destinati finalmente a rinnovare un panorama immobile e stantio. Alcuni nomi erano destinati ad entrare nella leggenda del rock italiano: Skiantos, Gaznevada, Confusional Quartet, Stupid Set, Hi-Fi Brothers. Ma Bologna Rock non era solo musica: era la politica di organizzazione extraparlamentare, dei cani sciolti, della controcultura. Era l’arte emergente del fumetto, della performance, era l’informazione rinnovata delle radio libere e delle fanzine. Era la nuova istruzione possibile nelle aule del Dams. Insomma, una città laboratorio sul margine pretecnologico di un’Italia del tutto diversa da quella di oggi. Per ricostruire questo vivacissimo scenario culturale si poteva percorrere una sola strada, quella della documentazione, delle testimonianze orali, dell’ordinamento dei materiali.

INTERVENGONO e SONO INTERVISTATI: Roberto Freak Antoni - Stefania Maggio - Riccardo Iacona - Enrico Scuro - Radio Alice - Giancarlo Vitali - Pino Cacucci - Helena Velena- Andrea Setti-  - Claudio Lolli - Franco Berardi - Valerio Monteventi - Bologna Rock - Andrea Ruggeri - Vladimiro Pellicciardi - Oderso Rubini - Anna Persiani - Nicola Corona - Giampiero Bigazzi - Anna Piva - Roberto Daolio - Mariuccia Casadio - Andy J. Forest - Roberto Terzani - Saverio Pasotti - Johnson Righeira - Paolo Santoli - Carlo Lucarelli - Adriano Baccilieri - Giovanni Natale - Franco Fabbri - Renato De Maria - Luca Carboni - Ulderico Zanni - Claudia Lloyd - Gianpietro Huber - Traumfabrik - Filippo Scozzari - Giorgio Lavagna - Umberto Lazzari - Walter Vitali - Stefano Cavedoni - Ado Scaini - Roberto Grandi - Red Ronnie - Franco Zanetti - Gianni Gherardi - Maurizio Marinelli - Gianfranco Furlò - Pierfrancesco Pacoda - Sandro Alvarez - Luigi Bernardi - Marco ‘Orea Malià’ - Umberto Damiani - Stefano Cimato - Achille Franceschi - (Electra 1) - Igor Tuveri - Massimo Iosa Ghini - Walter Mameli - Gianni Gitti - Enrico Serotti - Enza Negroni - Ignazio Orlando - Mauro Patelli - Luti Chroma Fan Club - Marco Barani - Patrizio Roversi - Syusy Blady - Marco Bertoni

ESTRATTO

Bologna, senza saperlo e senza volerlo, era la capitale della creatività italiana, perché si esprimeva in modo artistico. C’erano manifestazioni che sfociavano nel teatro, c’erano scritte sui muri che erano graffiti, c’era un modo di vivere che oggi possiamo definire artistico, anche se nessuno, in quel momento, lo capì.
Pino Cacucci, scrittore

Quelle stagioni sono passate nei giornali, o nelle corti di giustizia, come “anni di piombo”. Una descrizione assolutamente riduttiva e ingiusta. Furono anni assolutamente più ricchi di politica, di utopia, di desiderio, di progetti, piuttosto che di terrorismo.
Il fatto che un periodo così importante della storia italiana venga studiato e analizzato, mi sembra assolutamente necessario. Del ’77 ne hanno parlato soltanto i magistrati, mettendo in galera della gente e i giornalisti, che per la velocità con cui fanno il loro lavoro, sono spesso abbastanza corrivi. […] Radio Alice fu una specie di esplosione non violenta della comunicazione, una straordinaria trasmissione di energia, quasi come I Pugni In Tasca di Marco Bellocchio. Era la percezione della propria esistenza come soggetti metropolitani capaci di pensare, decidere, volere, desiderare, occupare il suolo cittadino e farsi vedere. […] Chissà se un periodo come quello che è stato potrà ritornare. Perlomeno per come ho vissuto, pensato e teorizzato la capacità delle persone di attribuire importanza alla propria vita e alla propria esistenza anche fisica e corporea. Il fare politica con il proprio corpo. […] Non sono stati anni pesanti per me, è ovvio che più sei vitale e vivace e più senti la tensione. Ci sono state situazioni a volte cariche di preoccupazione, ma non mi sembrava assolutamente la nota dominante di quei momenti.
Claudio Lolli, cantautore


BOLOGNA “LA” ROCK
In Italia non esisteva una vera e propria scena rock, fortemente radicata: c’erano i cantautori, la canzone nazionalpopolare (le canzonette se preferite), la fase del progressive italiano era ormai esaurita, e comunque non fondava la sua radici su un corpo sociale emarginato. All’estero era già esploso il Punk. Lì siamo arrivati noi, fuori dai centri musicali canonici (Roma e Milano) con un approccio che identificava la creatività “tout court” come elemento decisivo per insinuarsi nel mercato e provare a disturbatore i ben oliati meccanismi, con tutte le sue regole e limitazioni. E non eravamo lì per caso. Siamo stati il detonatore indispensabile per sprigionare energie latenti, cortocircuitare sinapsi, accelerare processi, dando spazio e visibilità a quante più realtà musicali possibili, applicando criteri di selezione basati sull’espressività e sulla personalità piuttosto che sulla tecnica e sulla commerciabilità, favorendo una crescita collettiva di sistema: pluralità e non monopolio, autonomia e non controllo, diversità e non omogeneità. Aperti, trasparenti, disincantati, voracemente curiosi. E da lì in breve, come un virus benevolo e un po’ impertinente, Firenze, Milano, Pordenone, Torino, Roma, sono contagiate. Il momento era quello giusto per provare a concretizzare aspirazioni, sogni, speranze, attese, ambizioni, e la storia ripeteva che la nostra unica possibilità era quella di perseguire la logica antagonista: rompere gli schemi e ingarbugliare le carte.
Oderso Rubini, produttore musicale


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