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di Valeria Palumbo - Odradek - Le sostenitrici di Sarah Palin agitano come vessillo il rossetto. Deriva del femminismo? Non è detto: in questo saggio Valeria Palumbo racconta come pose, abiti e trasgressioni di dive e "donne fatali" abbiano avuto, cento anni fa, un'influenza decisiva sull'emancipazione femminile di massa. Contagiando anche le signore più allergiche a Rosa Luxemburg e compagne.
Bollywood potrà scardinare l'oppressione delle donne nei Paesi meno avanzati? Possibile, perché Hollywood e le prime dive del cinema muto hanno rivoluzionato la società patriarcale in Occidente. In questo saggio Valeria Palumbo racconta come il mito letterario della femme fatale sia diventato una bomba a orologeria nelle mani di scrittori popolari, registi intraprendenti e riviste femminili.
Bollywood più efficace dei Tornado americani contro il burqa? Non c'è dubbio: come dimostra Valeria Palumbo in questo saggio sulla nascita del divismo e sull'effetto dirompente del cinema e della letteratura popolare nell'emancipazione femminile, a volte il desiderio di emulare le star ha effetti rivoluzionari.
Hanno rotto tabù, sconvolto abitudini, fatto scandalo. Soprattutto hanno scavalcato i limiti da sempre imposti alle donne. All’inizio erano soltanto un drappello di signore che procedevano in ordine sparso. Poi, i loro modi sono diventati costume: eccola l’altra ribellione femminile che cambia mode, atteggiamenti culturali e rapporti di forza. Protagoniste, non soltanto le prostitute “d’alto bordo”, con tanto di salotto letterario, ma le ninfe Egerie, le artiste, le attrici, le scrittrici, e le giornaliste, che hanno trasformato i comportamenti, e si sono rivelate guastatrici e quinta colonna delle “suffragette” ovvero delle femministe, che, per lungo tempo, invece, sono rimaste minoritarie.
È stato dunque un micidiale “combinato disposto” di trasgressione involontaria e volontaria lotta per l’emancipazione, qui raccontato con un linguaggio sapiente e accattivante. Le donne – non solo le borghesi, ma via via un ceto sempre più vasto e popolare – si sono identificate molto di più con Francesca Bertini, e poi con Clara Bow, che con Rosa Luxemburg. Da la Bella Otero a Lola Montez, da Liala a Theda Bara, da Colette alla Contessa Lara, da Alma Mahler a Anna Fougez, il mito letterario e artistico della femme fatale e della dame sans merci si è trasformato così, a partire dalla Belle époque e fino agli anni Venti, in quello della diva. Grazie al cinema e alla letteratura sentimental-popolare, questo mito, “rimasticato”, “rimodellato” e ovviamente normalizzato è diventato un modello alternativo e non femminista all’emancipazione femminile e, prima di diventare uno standard televisivo e conservatore, si è rivelato un riferimento dirompente e modernizzatore che traduce bene non soltanto il radicale mutamento della condizione femminile in Occidente... ma anche le perduranti paure maschili.
L’AUTRICE/b>
Valeria Palumbo, caporedattore centrale de L’Europeo, collabora con vari giornali e siti Internet, tiene lezioni universitarie, conduce reading teatrali e incontri a festival storici e letterari. È membro della Società italiana delle storiche. Ha pubblicato: Prestami il volto,Selene 2003, premio “Il Paese delle donne”; "Lo sguardo di Matidia", Selene 2004, sulle matrone romane; "Le Donne di Alessandro Magno", Sonzogno 2005, "Donne di Piacere", Sonzogno 2005, e "La perfidia delle donne", Sonzogno 2006; "Svestite da uomo", Bur 2007.